Un po' di chiarezza sullo spread

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Lo spread, questo sconosciuto (o quasi). In questi mesi ci hanno bombardato tanto con questo spread, e se serve o meno per capire il livello di "affidabilità economico-finanziaria" di uno Stato. Oltre ai fini propri, quindi, è stato enormemente usato per fini elettoralistici: credo sia giunta l'ora di guardare la realtà in maniera distaccata.

Per i non addetti ai lavori, però, credo sia necessaria una premessa che, fatta da un non addetto ai lavori quale sono, sarà forse non tecnicamente corretta, ma proverà quantomeno ad essere semplice e comprensibile.

Partiamo dal principio: per capire cos'è lo spread, bisogna dare uno sguardo ai cosiddetti titoli di Stato. Quando uno Stato spende più di quanto incassa, necessita di chiedere al mercato un prestito. Per concederlo, lo Stato offre in garanzia dei titoli che oserei chiamare "di rimborso", i quali possono essere acquistati da banche, singoli privati, organismi ed istituzioni pubbliche internazionali, altri Stati: sono i cosiddetti titoli di Stato. Tali titoli hanno un termine, una scadenza temporale: è come se lo Stato che li emette dicesse al compratore "prestami tal quantitativo di soldi, alla fine di tot tempo te li restituisco e ti dò gli interessi sulla somma".

Fonte IlSole24Ore (clicca per ingrandire)

Ma da chi o cosa è stabilito l'ammontare di tali interessi? Semplice: più uno Stato è affidabile, ovvero maggiore è la garanzia per l'acquirente dei titoli di Stato di rientrare in possesso dei propri soldi prestati (più gli interessi) alla scadenza dei titoli, minori saranno gli interessi stessi sui titoli.

La sommatoria di tutti i titoli di Stato e degli interessi pagati su di essi forma il cosiddetto debito pubblico. Si capisce, quindi, che più uno Stato emette titoli e più alto è l'interesse su questi titoli, maggiore è la crescita del debito pubblico.

Arriviamo finalmente allo spread: cosa rappresenta questo indicatore? Esso altro non è che la differenza fra i titoli di Stato di una certa nazione ed i titoli di Stato di un'altra nazione presa come punto di riferimento per la propria affidabilità. Per calarla nel semplice: se l'Italia paga il 4% d'interesse sui propri titoli di Stato, e la nazione di riferimento ne paga l'1% per titoli dello stesso periodo (ovvero emessi nello stesso periodo e con validità temporale uguale), allora lo spread è pari al 3%, ovvero a 300 punti. In Europa, la nazione di riferimento non può che essere la Germania.

Bene, una volta chiarito tutto questo, bisogna adesso riportare la verità sull'influenza che ha avuto l'innalzamento dello spread sui conti pubblici nel 2011 ed il beneficio ottenuto dall'Italia dal crollo dello spread. Dal fact checking operato da Link Tank e lavoce.info, risulta che il costo dell'innalzamento dello spread avuto fino al Dicembre 2011 è di 24,8 miliardi di euro (spalmato sui 15 anni di maturità del debito). Altro che 6 miliardi! È quanto una manovra finanziaria media!

Fonte Linkiesta.it

Per approfondimenti, vi rimando all'interessante articolo su Linkiesta.it.