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Il recente ribasso del rame ed i vincoli del Semestre europeo al Bilancio dello Stato: da dove parte la vera sfida del Governo Letta

Dobbiamo essere logici, machiavelliani forse, e soprattutto multidisciplinari. Gli economisti devono frequentare i nostri master energetici e noi scienziati tecnico-politici i loro master economico-politici. In questo sta la futura leadership che parta dall’umiltà di saper sconquassare definitivamente i partiti di vecchio stampo poco tecnici e poco avvezzi ad economia-tecnologia, di saper sostituire la loro incapacità di fare riforme, come urlava ieri Massimo Cacciari a Piazza Pulita, a favore della competenza.

Addirittura son meglio i vecchi funzionari tecnici alla Camera ed al Senato e loro rischiano ben più dei parlamentari, con l’abbattimento del finanziamento pubblico ai partiti: loro fanno le leggi veramente e quasi mai le fanno i parlamentari, magari eletti con le 500 firme della parrochietta del loro circolo, e che magari non sanno neanche dove è Bruxelles.

Ma non basta più neanche la competenza economica da sola: serve quella geologico-geopolitica. Quella del Rame!

E veniamo al ragionamento. Mi si chiede al Master della Business School de Il Sole 24 ore, in cosa consista la vera sfida del Governo di Enrico Letta. Carmela Palumbo l’8 giugno su “Plus” de Il Sole 24 ore chiedeva giustamente: “Si può essere cittadini del Mondo senza possedere le competenze economico-finanziarie? Senza sapere cosa è lo Spread?

Ed io la incalzo come a tennis - come in un Parlamento Inglese – dove vivaddio esiste un partito al Governo ed uno all’opposizione, incalzo chiedendo: “Si può essere cittadini del mondo senza sapere come di evolve il prezzo del Rame ? Senza sapere quali sono i paesi con o senza miniere di metalli in traccia e terre rare (REE) ?

Anche perché - a rigor di logica – non appena l’Europa diviene, a breve per salvarsi, una entità politica unica, lo spread intra-europeo sarà un concetto ormai sorpassato, i Btp corrisponderanno ai Bund, ed i “vasi comunicanti di Scalfari” andranno connessi irreversibilmente altrove. Questa è la prima sfida del Governo Letta: capire fuori Italia chi sono i nuovi spreads da affrontare e dentro-Italia ben differenziarsi dall’opposizione, che magari non vuole ne Euro né Europa. Non avere una chiara e forte opposizione non è salutare. Come quando uno dice “dietro un grande uomo vi è sempre una grande donna”: il cittadino deve poter sapere chi è l’opposizione in modo chiaro ed a chi portare la sua interrogazione parlamentare per denunciare le ingiustizie! Che quindi i grillini si affidino a qualcuno di più forte e serio che non sia Grillo, altrimenti la prima sfida del Governo Letta sarà lenta ad essere vinta. E non avremo un Draghi che dica – fuori dall’Europa- che lui illimitatamente compra i nostri buoni del tesoro di fronte ad un attacco speculativo, come ha fatto nel novembre 2011! Fu lui prima ancora che Monti a salvare l’Italia lo scorso anno.

Fuori dall’Europa vi è una Africa devastata, una Cina aggressiva e che non ratifica trattati energetico-climatici globali, uno pseudo-gigante USA folgorato dalla politica energetica degli shale-gas abbandonando tutti i propositi di abbattimenti delle emissioni serra da carbone, ancora senza CCS (Cattura e Stoccaggio CO2), un blocco USA-Canada che abbandona i vecchi propositi di nuovi indici di PIL sostenibile: la vera seconda sfida del Governo Letta. Cioè capire che solo riformando gli indici del PIL verso le idee del “Manifesto della Felicità” dei economisti-politici dell’università di Trento o del gruppo Stiglitz, che ce la farà a sopravvivere, sia Letta che l’Europa tutta.

Quindi, tornando al filo conduttore del Rame, più che sulla conoscenza dello spread, i giovani cittadini italiani cercassero di capire – anche attraverso le loro scelte universitarie : i) come si estrae il Rame dalla Madre Terra (mollassero “giurisprudenza, giacca e cravatta e si riappropriassero con gli scarponi e la calcolatrice della deserta “Ingegneria energetica”, mineraria, “Scienze della Terra”, e cosi via); ii) come capire perché lo scorso mese si è avuto un picco negativo nelle quotazioni del Rame (da 90 a 110 $ nel maggio 2013) per poi iniziare – forse – a risalire nel corrente mese di giugno 2013. Chissà! Non perdessero d’occhio, i ventenni di adesso, quel grafico del Rame, dico io – per nulla Bocconiana o Luissiana o Lumpsiana, ma semplicemente “de la Sapienza”. Università popolare, popolatissima e sia! Tutti dobbiamo sapere! Non pochi! Anche se poi l’elite che governa deve essere ristretta (42 saggi ora? e nessuno che studia il Rame?).

Il picco negativo del grafico del Rame è un campanello, una spia di qualcosa. Cerchiamo di decifrarla (terza sfida del Governo Letta).

Ci possono essere due spiegazioni: i) la prima meramente di tipo economico-finanziario diligentemente descritta su Il Sole 24 ore, sempre il giorno 8 giugno, da Andrea Gennai; ii) la seconda, quella mia, di tipo geologico-geopolitico, mi suggerisce che se nel 2008, mentre tutte le quotazioni mondiali crollavano, il Rame zitto-zitto saliva a causa dei cinesi che iniziavano a comprare tutte le miniere africane ed il Rame medesimo, impennando la salita, ora la situazione è invece del tipo “la moglie ubriaca…. e se la canta e se la suona”: solo i cinesi hanno la graniglia per comprarsi il Rame che serve loro per continuare una crescita sempre a quasi due cifre, ma essendo che se lo comprano ormai dalle loro stesse miniere tengono il prezzo – loro stessi – basso. Tanto la concorrenza da parte di paesi senza graniglia non gli fa più paura ai cinesi e gli investimenti degli americani son tutti sulla chimera degli shale gas. Con una differenza: gli shale gas si estraggono e subito si consumano, è metano! Mentre i metalli pesanti estratti dalle formiche cinesi con la manodopera africana, son invece qualcosa di potenzialmente permanente nelle infrastrutture delle Smart grids: son reti metalliche dove far fluire o stoccare l’energia prodotta da miriadi di improvvisati nuovi produttori delle rinnovabili. Ecco la quarta sfida del Governo Letta: conciliare la necessità delle materie prime delle nuove filiere energetiche dipinte dalla Road map della IEA, con gli irrisori spazi di sottosuolo e soprassuolo rimasti nei paesi europei come l’Italia densamente popolati e che addirittura – per la prima volta nella storia umana – dichiarano certe regioni de-trivellizzabili. Solo in Italia fare un foro nel sottosuolo crea un rischio da sismicità indotta! Ma lasciamo a Quotidiano Energia queste mie riflessioni e diversi sono gli editoriali recenti miei e di altri – coraggiosi – su questo.

La quinta sfida del Governo Letta – molto connessa alla quarta - quindi è rivolgersi, a passi ben distesi, verso il Ministero della Emma Bonino a suon di joint venture con Africa, Asia, Oceania, e dove che sia… ma subito! In Africa è quasi impossibile entrare per noi “economic geologists” ed il Rame è già quasi tutto etichettato cinese. La non corrispondenza tra gli scenari degli economisti energetici e gli scenari partendo da noi opinionmakers energetico-tecnologici – sempre più pochi ed indaffarati effettivamente sul campo, in Africa come altrove, è devastante. Siamo isolati da una opinione pubblica sempre più arrovellata da populismo ululante (in decrescita sembrerebbe da queste comunali 2013, ma compensata da un trionfo dell’astensionismo irrazionale), da politici non competenti in tecnologie che rincorrono i voti facili e da economisti o da amministratori delegati abituati a stock options con ritorni “a breve termine”, e che quindi tralasciano completamente i ritorni generazionali e planetari a “lungo termine”. Essi preferiscono la filosofia del tutto e subito, quella che portò Craxi a rovinare la mesta ed eticamente pulsante Italia del dopoguerra e dei primi anni ’70. Da allora solo declino… che Enrico Letta deve riprendere per i capelli partendo dai banchi di scuola, a non commerciar e mazzettar in cambio di traduzioni facili. Bastone e carota la sesta sfida del Governo Letta con i giovani: 2 ore a settimana di etica e studio della costituzione al liceo.

Per tornare all’oggetto misterioso della discussione – il Rame – esso va cercato di contro e con ogni probabilità nel fatto che le migliori miniere africane son inavvicinabili perché in mano ai cinesi… e quelle americane pure paradossalmente, perché il debito americano è mezzo cinese. I cinesi continuano nonostante il basso prezzo – ripeto di tipo autoportante - a comprare Rame, Oro, terre rare, e non disdegnano neanche l’Uranio. Per noi geochimici la ricerca di uranio o di materie prime è pan quotidiano e solo recentemente siamo distratti da stoccaggi, geotermia e “unconventional hydrocarbons”. Io l’8 marzo 2009 su L’Unità scrivevo: “La Cina compra l’Africa e noi siamo qui a Sant’Andrea delle Fratte a decidere se siamo d’alemiani, franceschiniani, o bindiani...

Ma sapete cosa ci salverà (settima sfida del Governo Letta)? Gli spazi angusti rimasti nelle nostre case, nei nostri giardini. Gli oggetti cinesi di basso costo, magari di più bassa qualità e magari pure – e perché no - tassati da una giusta e sacrosanta targhetta “carbon footprint”, in quanto non prodotti da centrali a carbone cinesi con CCS, non entrano più nelle nostre case. Non vi è più spazio. Spazio esaurito. Meglio: compreremo meno e di più elevata qualità, quella del made in Italy rimasto. E se lo stesso ragionamento Enrico Letta lo fa sugli spazio territoriali e di sottosuolo anche per il turismo sostenibile italiano? Pianificazione e mix energetico regione per regione, seguendo i miei ragionamenti pubblicati negli ultimi due anni su Applied Energy con i giovani del gruppo INGV e di Università Tor Vergata? Forse lui rimane al governo al lungo in tal caso.

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