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Audizione al Parlamento Europeo sul futuro energetico e climatico del Pianeta: assenti i parlamentari italiani - L'audizione

Per finire la cronaca, come ciliegina, spiego con una figura (sotto) quale è stato il mio intervento al public hearing del 26 novembre sul CCS, certo intervenendo dal pubblico selezionato-invitato e non dal palco (vedi foto), come quando invece il public hearing me lo organizzò, alla grande, l’Onorevole Tatarella ed il suo lungimirante staff nel 2008, presente anche l’attivissima Elisabetta Gardini di allora (uguale ad ora e non accenna a invecchiare la simpatica parlamentare europea!…. saranno i vapori euganei). Tutto è ancora su web dopo 5 lunghi anni passati a “negoziare”.

In alto nella figura che riassume il mio intervento a Bruxelles durante il public hearing vi è la situazione attuale del CCS: il “castello della produzione elettrica low carbon con CCS” nel cerchio assediato dalle 4 lobby eurovore a spese dell’industria elettrica – e quindi dei contribuenti - vale a dire: i) la lobby dei sindaci e dei presidenti di regione inebriati dal titolo V della Costituzione, con cui la fanno da padroni e ricattano tutto e tutto anche contro i politici “nazionali” (i nomi principali li ometto ma ve li potete immaginare); ii) la lobby degli ambientalisti populisti ideologici – che portano voti e consenso facile ed effimero alla suddetta lobby dei politici locali - che a malapena sanno che scavare un pozzo non crea terremoti; iii) la lobby della ricerca e aziende del monitoring e della remediation: pulsanti, omnipresenti, invidiosi, dotate di bassissima onestà intellettuale, nell’imporre monitoraggi ridondanti dei siti di stoccaggio…. per guadagnarci anche loro… in commistioni pubblico-private, che bene che ti va ci trovi il ricercatore pubblico che vende strumenti di monitoraggio in privato e magari si mette pure a comandare in un ente di ricerca o in commissioni che valutano il rischio dell’uso del sottosuolo a fini anche CCS; iv) la lobby delle assicurazioni obbligatorie, potentissima quanto improduttiva e parassita, ora convinta del business su edifici in zone a rischio, tra cui anelano di annoverare anche quelle di stoccaggio CO2 nella filiera CCS - tanto per spolpare cittadini e industrie elettriche e petrolifere imponendo di fatto una tassa privata - che va a braccetto della lobby del monitoraggio e della valutazione geologica del rischio. Anzi se i ricercatori sono precari, mettere una faglia in più per avere un premio assicurativo più elevato sarà la norma: bisogna pur mangiare. Al CNR già scrivono libri su tale business delle assicurazioni obbligatorie (vedi ultimo editoriale di Enzo Boschi su Il Foglietto Usi Rdb proprio del 26 novembre 2013).

Ma torniamo alla cronaca di Bruxelles ed a spiegare la figura che riassume il mio intervento al public hearing su CCS del 26 Novembre 2013: nella figura in basso è riportata la situazione CCS, intorno al “castello della produzione elettrica low carbon CCS” come dovrebbe essere: i) la lobby sacrosanta dei politici statisti nazionali ed europei; ); ii) la lobby sacrosanta della “terza generazione di ambientalisti” tecnologici e non populisti ideologici; iii) la lobby sacrosanta della ricerca pubblica del monitoring e della remediation, che minimizza i costi per sé e per l’industria elettrica, senza lucro, senza far comprare strumenti e camere bentiche fisse offshore del tutto inutili, ma a disposizione per i cittadini nella tecnologia CCS; iv) la lobby sacrosanta delle assicurazioni NON obbligatorie, per gli edifici in zone di stoccaggio CO2: se una cosa NON è obbligatoria, non è una tassa privata e non si crea il mercimonio del rischio.

Me ne sono andata da Bruxelles con l’idea che tutto questo deve assolutamente finire, calcolando tra me e me il carbon footprint del mio viaggio a Bruxelles, tra cherosene, metano usato dal taxi, gasolio usato dal pullman, e moltiplicando questo per tutte quelle facce da business as usual che ho visto al Parlamento Europeo. All’aeroporto di Bruxelles ho incontrato al volo Niki Vendola, gli ho stretto la mano e gli ho detto che i Parlamentari Europei Italiani al public hearing sul CCS non si erano presentati e lui mi ha detto “non importa a nessuno di quei problemi. Forse sarà lui a darmi una mano? Chiedo alla fin fine solo un pò di coerenza: se i cambiamenti climatici non sono importanti, basta con il CCS, basta con incentivi alle rinnovabili e basta a quanto altro sia low carbon. Se sono importanti invece, si incentivi tutto alla pari e con priorità si incentivi ciò che abbatte la CO2 dall’atmosfera più velocemente e con meno danni e spazio abitato e coltivato in superficie. Non ci vuole manco la laurea per capire questa semplice politica di coerenza energetico-ambientale.

Continuiamo a fare i diplomatici ? Mi sembra tanto la storia della spedizione dei rifiuti italiani all’estero.

A questo punto non mi stupirei di una moratoria pesante da parte di Greenpeace di tutte le centrali emissive, comprese quelle a gas: attenzione… non si tiri troppo la corda con le incoerenze, che poi si spezza.

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