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Turismo pseudo-scientifico antartico mentre la crisi energetico-climatica richiederebbe ben altro

Avevo già fatto qualche giorno fa una timida denuncia su twitter (@fedquattrocchi) e sul mio sito web relativamente alla saga della nave scientifico-turistica Akadik-Shokalskiy russa con pseudo-scienziati e turisti francesi in cerca di emozioni a bordo, incastrata nei ghiacci e salvata però dai fondi planetari pubblici di soccorso, ma non basta.

Qui voglio puntualizzare di più e meglio che nei 140 caratteri di un twitt. Lo scandalo è troppo grande e anche Le Monde il 4 gennaio vi ha dedicato un articolo che parlano di collera degli scienziati veri contro i viziati croceristi antartici (vedi foto).

La cosa grave che sta accadendo, come da mio precedente articolo su Blitz Quotidiano relativo al turismo pseudo-scientifico su Marte per super-ricchi (8 agosto 2013) è una deriva degli enti di ricerca ed in particolare di certi personaggi impuniti dalla legge e non rimossi da loro cariche scientifiche, di dare priorità a ricerche inutili-commerciali, quando non dannose e di non comprendere la gravità della crisi energetico - climatica, preferendo partire per Antartide a svolgere rotte storico-turistiche invece che porre un freno allo scioglimento dei ghiacciai.

Dal punto di vista politico questo è in linea con: i) una ormai lontana redistribuzione dei fondi pubblici verso ricerca energetico-ambientale strategica e di produzione sostenibile anche con idrocarburi, ma "low carbon" in atmosfera, e una ii) non ridistribuzione dei salari tra politici spesso inutili e scienziati-politici veri.
Questo tra l'altro avviene nonostante che poi legalmente con il primo grado della sentenza de L'Aquila siamo tutti uguali, dal ricercatore al presidente di un ente di ricerca al politico ed i ministri competenti non proferiscono ancora verbo - dopo 2 anni dalla prima sentenza - su questa svolta giudiziaria della Civiltà Occidentale, che legali giapponesi vengono a studiare qui da noi chiedendosi che razza di Paese siamo ad imputar terremoti anche ad inesistenti stoccaggi padani.

I primi, i politici - non competenti ma ben retribuiti - spendono male e son poco credibili ormai, mentre i secondi - ricercatori preparati - son sempre più rari. La non ridistribuzione strategica dei fondi di ricerca - certo non particolarmente avallata dalla miriade di progettucoli che arrivano sul tavolo della Ministra Carrozza inerme e silente - porta ad espandere spese inutili, in enti di ricerca che non sanno spendere in modo strategico sulle sfide urgenti.

Anche Matteo Renzi spesso richiama questo spreco di frammentazione dei fondi in una miriade di progettini poco strategici, ma poi manda magari al parlamento di Bruxelles signore da salotto e da cene conviviali del PD, dove certo noi non abbiamo possibilità di presenziare, sempre dietro alle emergenze vere sul territorio. Speriamo che Renzi si renda conto e cambi strada per Bruxelles.

Io con la penna non faccio sconti neanche al PD comunque qualora tale svolta non si avveri, pur essendo ancora il partito che apprezzo di più.

Nel contempo la non ridistribuzione di salari altissimi per alcuni, che per noia quindi fanno turismo antartico e marziano pseudo-scientifico rispetto ad altri, ricercatori veri, che rimangono poveri e magari precari a vita - è ormai insostenibile. Ciò richiederebbe una legge specifica che sia nel pubblico che nel privato non permetta differenze tra salario minimo e massimo di più di 20 volte, mentre ora arriviamo fino a 400.

La ridistribuzione dei salari eviterebbe che esistano capricciosi turisti grassi che usano navi russe con pseudo-scienziati come Chris Turney che organizzano vacanze scientifiche CO2-producing (anche le navi producono gas serra ed inquinano), fino in Antartide, mentre dovrebbero ormai andare in missione quasi solo scienziati energetico-ambientali seri e severi a rimediare i cambiamenti climatici, mantenendo però lavoro e produzione per tutti.

In realtà ciò andrebbe fatto a grande scala in Cina, India, Germania e Polonia dove centrali a carbone dovrebbero sperimentare CCS (cattura e stoccaggio CO2) in ogni caso, evitando che il surplus di produzione metanifera da shale gas sia con abbattimento analogo nelle emissioni di gas serra. Ma l'ipocrisia del "metano che emette di meno" non ferma automaticamente la scalata della CO2 in atmosfera. Illusi ambientalisti "da metano" ipocriti. Allora vediamo le filiere più rapide ad abbattere gas serra quali sono a parità di MWe prodotti: il carbone con CCS da affiancare alla miriade di rinnovabili sparse sul territorio nel caos legislativo imperante.

Nel frattempo che questi signori ricchi si imbarcano su navi antartiche viziate e su navicelle marziane ridondanti, magari provando forti emozioni e sentendosi dei grandi esploratori ("de sti cabbasisi" direbbe Montalbano) se si incagliano tra i ghiacci antartici e nel frattempo che centinaia di migliaia di euro vengan spesi per salvarli dai loro capricci, i rimedi veri ai cambiamenti climatici antartici e degli altri 5 continenti sono ritardati o assenti.

Manca una carbon tax globale che Matteo Renzi farebbe bene a pattuire con il Movimento 5 Stelle e con chi della destra crede che ciò sia utile. O dobbiamo votare tutti 5 stelle per avere una carbon tax ???

Tutto ciò descritto tra l'altro avviene ormai senza che importanti capi dipartimento di strutture "ambiente" dicano o facciano nulla di particolarmente strategico, come da me richiesto da tempo), tanto loro le poltrone ce le hanno e ben laute, rispetto a noi dirigenti di ricerca fattivamente impegnati su campi difficili a metterci la faccia. Spesso le poltrone loro le tengono con conflitti di interessi notevoli come ad esempio conciliare la loro poltrona scientifica con politiche locali da accontentare, dove hanno parenti come consiglieri comunali, provinciali o regionali o magari gestiscono due portafogli, due enti amministrativi o addirittura vi son casi di direttori pseudo-scientifici che gestiscono anche societa consorziate in conflitto di interessi contemporaneamente. I nomi son facili da trovare su stampa di settore.

Poi vi sono dirigenti di ricerca e/o associati che senza dir nulla, come da regolamento dovrebbero fare, intascano decine di migliaia di euro come privatì, ma il lavoro per loro lo fanno i precari pubblici giovani della ricerca. Alcuni di loro mi hanno raccontato di un caso che ha arricchito un collega furbo di questo tipo con una consulenza pro ponte sullo Stretto di Messina. Spero avranno il coraggio di denunciarlo pubblicamente: vizi privati e pubbliche virtù.

Quando sarò ministro o in ruoli analoghi non permetterò tutto questo che ora posso solo denunciare: è un avviso per chi mi si avvicina x eventuali candidature in clima di spending review e di riforma etica ma competente del sistema (questo mi differenzia da M5S in cui Grillo evita noi scienziati razionali x le cariche).

Non sono un politico ma un tecnico-politico statista che vede urgenze planetarie irrisolte.

A sua volta grandi società private petrolifere/energetiche dovrebbero andare nella direzione di un riequilibrio tra investimenti in filiere di abbattimento ed uso della CO2 con CCS ed enhanced oil recovery tramite CO2 x produzione di idrocarburi, a scapito della produzione "scaltra" degli shale gas, che pur sempre sono gas serra.

I francesi hanno preso più soldi europei su queste questioni di noi italiani costruendo delle lobby molto scaltre e con società di servizio ramificate che di fatto non facilitano la produzione sostenibile, in un circolo vizioso che ha di fatto fermato filiere di piattaforme europee sostenibili molto strategiche come da me puntualizzato in "Audizione al Parlamento Europeo sul futuro energetico e climatico del Pianeta: assenti i parlamentari italiani".

A questo punto voglio dare una delle mie ultime chances al PD per rimanere credibile su questi temi e sfido il buon Berlusconi alle Europee.

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