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La Commissione Ichese: del tutto inutile perche ormai il “parere” di una persona conta più di una commissione

Errori Scientifici ed Errori di comunicazione tra populismo, convenienze politiche e scarsa geoetica scientifica

Una sintesi di questa riflessione viene pubblicata sul sito web della Fondazione Sviluppo Sostenibile.

Premesso che soprattutto dopo la I sentenza 2012 del Processo dell’Aquila sull’operato della Commissione Grandi Rischi del 2009, che omologa le responsabilità/pene di singoli con ruoli molto diversi (ricercatori, presidenti di enti di ricerca, comunicatori, addetti di Protezione Civile) ogni parere orale o scritto è alla fin fine un parere personale e non più di un Ministero, di Ente di Ricerca nella sua globalità o di ente di servizio e che di fatto quindi non esiste più un “parere di commissione” che abbia una valenza maggiore del parere di un “singolo esperto” qualora riconosciuto autorevole e senza particolari interessi commerciali e/o conflitti di interesse non palesati.

Tra l’altro, al giorno d’oggi, certi programmi televisivi, di solito di buona inchiesta o autorevoli, possono divenire il ricettacolo di ogni sorta di “scienziati” non esperti a dar pareri “veicolati”, – su tema terremoti/stoccaggi/idrocarburi/geotermia - verso una conclusione già palese alle prime battute della trasmissione. Ma su questo tornerò magari in secondo momento.

Tutto ciò premesso, quel che scrivo è a titolo esclusivamente personale, come membro del Comitato Scientifico della Fondazione Sviluppo Sostenibile che mi ha chiesto il parere e null’altro.

La questione che di più salta alla mentalità scientifica, nella Relazione Ichesen è contenuta essenzialmente nel capitolo 4 che dovrebbe contenere i dati da cui estrapolare le conclusioni (sono misteriosamente esclusi i dati pluviometrici, quando fin dagli anni ’60 è nota la relazione tra variazioni di pressione di poro e sismicità (review in Quattrocchi, 1999 per citare solo un lavoro di letteratura).

Tralascio completamente la circostanza politica tale per cui anche i comitati locali NO TRIV, NO GAS e quanto altro si son domandati ed han domandato a noi come poteva sussistere un quesito talmente irrazionale scientificamente – il primo quesito ICHESE posto agli “esperti” (nessuno dei quali era in esperto di reservoir engineering e di modellizzazione di flusso e trasporto dei fluidi reattivi e di geomeccanica!) – che più o meno suonava così: Primo Quesito Commissione ICHESE: “mentre si studiano documenti cartacei relativi ad un possibile sito per stoccaggio gas naturale, tale attività “umana” può provocare terremoti distruttivi ?”

Ma quando è troppo e troppo. Capisco l’idea dei politici di turno di voler comunque trovare capri espiatori a capannoni costruiti male ed a commissioni preposte che non si son mai riunite e non han mai riunito gli operatori – a partire dal 20 maggio 2012 e per lungo tempo – per capire cosa fare, ma vi è un limite. Dalla Relazione Ichese emerge chiaro che nella operatività quotidiana post main shock 20/05/2012, la STOGIT di Minerbio si è comportata nel modo A, la GASPLUS nel modo B, HERA di Casaglia del modo C, senza indicazioni univoche date dalle famose Commissioni vigenti allora (quali erano?). Vi è un limite al populismo scientifico nella stesura dei quesiti prima di far spostare esperti internazionali ben vetusti – con scuole di formazione che certo non usavano ECLIPSE e PETREL o MOVE, CONSOL o PFLOTRAN/ TUOUGHREACT, come codici di calcolo, per studiare tridimensionalmente le strutture del sottosuolo con flusso dinamico dovuto alla variazione di poro fino ad eventuale rottura!

Ma veniamo al sodo: quel che non mette in luce al grande pubblico la Relazione Ichese è innanzitutto che mentre potrebbe essere relativamente semplice trovare la relazione tra sismicità indotta localmente ed attività di estrazione/iniezione di fluidi, nell’intorno di un singolo pozzo attivo o cluster di pozzi attivi, in questo caso definita dalla letteratura come “induced seismicity”, è molto più complesso trovare le relazioni di causa/effetto della cosiddetta “triggered seismicity” nell’intorno di una faglia sismogenetica (o più di una), definita in maniera più o meno vincolata come “critically stressed”. vale a dire sul punto di rottura. La faglia COMUNQUE si muoverebbe ma una certa sollecitazione “industriale” potrebbe ritardare o anticipare tale movimento. E ancora più difficile studiare in quale direzione il “surplus di stress industriale” sta andando ad agire – verso il ritardo o a verso l’anticipazione di un forte evento sismico: un concetto che nella Relazione Ichese mi sembra sia citato solo in una certa direzione: anticipare.

Facile fare tutto con commissioni a posteriori di una sequenza sismica: sarebbe stato meglio farlo subito – anche tramite esperti di settore del più importante ente europeo di studio della sismicità e rischi legati ai fluidi nel sottosuolo in Europa o tramite gli organi preposti presso la Protezione Civile, i quali hanno fatto una prima riunione sull’argomento forse verso il luglio 2012 – e ricordo fui presente partecipando con una audizione e presente era anche - contro ogni regola del conflitto di interesse – un membro di una commissione provinciale modenese che aveva fatto interrompere degli studi di rischio sismo tettonico e da degassamento, in quella zona, che certo sarebbero stati utili con una rete nuova sismica locale integrata con INGV e quanto altro.

La relazione ICHESE avrebbe dovuto mettere in luce, nelle parti introduttive dello studio, la possibilità, al presente stato dell’arte, della buona comprensione della “induced seismicity” (e quindi le basi per la sua prevenzione operativa… altrimenti impossibile con il solo verdetto ICHESE!). Essa già è praticamente fattibile per un dato campo di estrazione/iniezione fluidi con: i) una buona rete sismica locale da raffinare leggermente - interfacciata a quella nazionale, ii) buoni modelli di velocità delle onde sismiche dettagliati settore per settore, iii) buoni dati geologico-strutturali-geochimici-idrogeologici-stratigrafici-petrofisici-mineralogici-metereologici di partenza; iv) buone modellizzazioni dettagliate 3D strutturali e dinamiche di flusso e trasporto reattivo/geomeccanico – solo per citare le cose principali. Ovvio che devono essere da subito resi disponibili, caso per caso, i logs dei pozzi sperimentali, le carote, le stratigrafie e tutti i dati geologici, geochimici e geofisici prodotti dagli operatori, per l’intorno del cluster di pozzi.

Ma oltre agli effetti (onde sismiche indotte), serve studiare soprattutto la causa della sismicità (variazione della pressione di poro nel tempo e nello spazio, in primis), per vincolare di più, in futuro, la causa stessa della sismicità, con metodi di reservoir engineeering, non troppo diffusi nelle cosiddette “parti terze” di ricerca pubblica, vale a dire carenti al livello di ricerca pubblica internazionale, rispetto ad un relativamente più diffuso studio degli effetti (onde sismiche con metodi sismologici, metodi di sismologia statistica locale e regionale, etc…). La sproporzione – anche all’interno della Commissione ICHESE - tra discipline e relativi addetti ai lavori va colmata, anche al livello di esperti ministeriali/regionali/comunali, in grado di decifrare i report che via via arrivassero dagli operatori, nella difficile fase post ICHESE: difficile perché la credibilità di una situazione in cui una relazione del genere giaceva da due mesi in un cassetto regionale certo non aiuta ad uscire dal diffuso populismo scientifico, che pervade non solo l’Emilia Romagna ma tutta la penisola. Un errore di comunicazione politica Regionale, ministeriale e pure di qualcun altro …. rimane il mistero di chi abbia dato, in anteprima, la Relazione Commissione Ichese alla rivista Science. Guarda caso la stessa rivista contattata da qualcuno per avviare mediaticamente il processo agli scienziati della CGR del 2009.

Le connessioni tra tutto questo ormai son materia di indagine giudiziaria e non aggiungo altro.

Altra nota dolente della Relazione Commissione Ichese – nonostante che diversi nostri testi scientifici già ne parlino nel passato – è di non riusciti a studiare e poi comunicare chiaramente alla comunità scientifica ed al grande pubblico, che il monitoraggio sismico o “microsismico” che dir si voglia registra semplicemente l’effetto, ma serve l’interpretazione della causa degli eventi sismici indotti o innescati (induced, triggered), soprattutto in presenza e lungo le faglie definite “critically stressed”, per quel che riguarda il reale posizionamento di faglie e strutture geologiche in profondità, in modo tridimensionale – non solo geomorfologico superficiale come dai box del DISS INGV – o solo sismologico come da posizionamento degli ipocentri, per vincolare meglio la posizione delle faglie critically stressed. Nel contempo i modelli di velocità delle onde sismiche stesse possono ulteriormente da essi essere raffinati, a partire da quelli generici e non di dettaglio, ottenibili con reti locali, non commerciali e soprattutto non gestite da chi magari prima si è divertito a svolgere una comunicazione ironica e pervasa di populismo su questi argomenti nelle zone dove qualcuno vuol svolgere studi su produzione di idrocarburi, geotermico o di stoccaggio gas, guarda caso magari dove loro NON sono stati invitati a lucrare come privati o a pavoneggiare come pubblici dirigenti.

Altra cosa non spiegata sufficientemente, leggendo la Relazione Ichese riguarda: i) la criticità o impossibilità al momento attuale nel discernere circa la possibilità che si verifichi “triggered seismicity” , vale a dire innesco di forti terremoti su faglie pre-esistenti sismogenetiche (“silenti” e “cieche”), per ogni singolo sito di stoccaggio gas, idrocarburi in estrazione o geotermia e ii) la criticità di avere in NON breve tempo (mesi, anni) risultati operativi, dovuta al fatto che quando sismicità di qualsivoglia magnitudo – soprattutto oltre una certa soglia di rischio per la salute umana e le infrastrutture umane – avviene, al di sotto di una certa profondità tipicamente sismogenetica, la letteratura riporta, per la maggior parte dei casi, dubbie relazioni causa/effetto di essa con attività di estrazione/iniezione di fluidi, spesso associandole ai terremoti con ritardi considerevoli tra il picco di variazione di produzione/iniezione di fluidi e la conseguente variazione di pressione di poro, seguita magari dal generarsi di terremoti in alcuni casi ed in altri no, in stramaggioranza.Quindi, in caso di triggered seismicity - il rapporto causa/effetto è tutto da definire/dimostrare (anche legalmente), sito per sito e sequenza sismica per sequenza sismica, rispetto alla induced seismicity, più semplice da attribuire o meno al singolo pozzo o campo pozzi, come atteso e normale che sia. Nessuna demonizzazione quindi è necessaria di un fenomeno assolutamente normale, cioè la relazione locale fluidi – sismicità/pressione di poro-sismicità, messo in luce nell’Italia appenninica, soprattutto a partire dalla sequenza sismica Umbria-Marche 1997 (Quattrocchi, 1999 e tutti i lavori di letteratura prettamente sismologici di Chiarabba, Cocco, Chiaraluce ed altri in INGV).

Quando il ritardo tra “triggered seismicity” ed operazioni di estrazione/iniezione – come in esempi riportati da letteratura internazionale - è di circa 20 anni, ad esempio, è tutto da dimostrare se la relazione causa/effetto sia tale oppure se i processi tettonici in sè non siano da soli la causa degli eventi sismici considerati: non basta soltanto la relazione spazio-temporale statistica (quando è statistica!) per dare un verdetto definitivo così difficile, soprattutto se trattata in maniera diversa tra più fonti diverse di generazione di variazione di pressione di poro – meteorica o antropogenica. Ad esempio, al capitolo 4 della Relazione Ichese, il caso Emilia 2012 tratta in maniera diversa i diversi campi attivi a gas/olio/geotermia– Casaglia, Minerbio e Cavone, come presentni nell’intorno della struttura sismogenetica attivata per prima e che neanche riporta i dati meteorici, come fonte di variazione di pressione di poro crostale locale, intorno ad una sorgente sismica potenziale, in procinto di generare onde sismiche, durante il suo naturale ciclo di accumulo di stress nei secoli. Servirebbe paradossalmente – operazione difficilissima quando non impossibile per la difficoltà intrinseca nei mezzi di calcolo nei costi e nei tempi – uno studio su scala nazionale e per ogni faglia sismogenetica, in zone attive di estrazione/iniezione, della “causa” degli eventi sismici eventualmente “triggered”, sperando che le compagnie petrolifere facciano comunque il massimo per evitare la sismicità di tipo “induced” , tramite una buona scelta dei pozzi da attivare e con un buon controllo della pressione di poro a testa-pozzo e a fondo-pozzo (sia di estrazione che di iniezione).

Si ricorda qui che la causa della “triggered seismicity” – la più critica - è un fluido che entra/esce in uno strato roccioso, pressurizza/depressurizza in profondità e si muove, reagendo ed eventualmente modificando i parametri geomeccanici ed i cicli di carico di Coulomb nel tempo, in maniera dinamica e differenziale, in un intero blocco crostale, fino a raggiungere una faglia “critically stressed” - giudicata in procinto di muoversi, anche solo da alcuni esperti (in questo Paese ne basta uno e magari anche matematico in USA e non reservoir engineer per bloccare tutto).

Non è chiaro dalla Commissione Ichese come son risaliti al segmento che era in procinto di muoversi proprio a causa delle attività del campo di Cavone della Gasplus (con quali tecnologie ? E’ sempre da verificare e non bastano “ipotesi”). Questo verdetto paradossalmente si potrebbe avere solo tra anni, tramite laboriosissime modellizzazioni numeriche dinamiche di flusso e trasporto in dual porosity (reattivo in caso di fluidi reattivi), estremamente complesse, prendendo in considerazione - in dinamico – anche le equazioni con i parametri geomeccanici, oltre a quelle termodinamiche, cinetiche, di Darcy e quanto altro, per tutto il periodo di tempo considerato (anche 20 anni quindi se teniamo conto della letteratura) e per tutto il blocco crostale – spesso vastissimo – considerato. Il blocco crostale deve comprendere verosimilmente e paradossalmente – per dare un verdetto definitivo caso per caso come avrebbe dovuto fare la Commissione Ichese – tutti i pozzi attivi ritenuti a priori responsabili, tutte le faglie critically stressed e tutte le rocce ed acquiferi considerati come “buffer” meccanici e chimici interposti tra le faglie critically stressed ed i pozzi attivi. Tale blocco crostale, nel caso della sequenza Sismica Emiliana 2012, esaminata dalla Commissione Ichese, addirittura avrebbe dovuto essere con dimensioni di minimo 30 x 30 x 20 km3, per addivenire ad un verdetto non solo “ipotetico-espiatorio” di tipo Ichese.

Non risultano essere stati mai svolti dei lavori di letteratura o interni a società petrolifere che abbiano svolto simili abnormi modellizzazioni tridimensionali dinamiche di flusso e trasporto reattivo/geomeccanico, con inclusi gli oggetti “faglie attive” – vista tutta la complessità del grid che esse comportano, anche in calcolo parallelo e visto il dettaglio dei milioni di celle del grid necessarie, verosimilmente, rispetto alla complessa realtà geologica, anche considerando come variano nello tempo/spazio i parametri di porosità, permeabilità, reattività (cinetica-termodinamica), i moduli di Young, moduli di Poisson e quanto altro, casella per casella dell’immensa griglia necessaria, sia nelle zone di faglia medesime, in primis, che in tutto il blocco crostale partendo dai pozzi attivi/attivati/attivabili. Le faglie tra l’altro a volte si comportano come barriere di permeabilità ed a volte come barriere di sealing, quali processi dinamici che seguono le loro cinetiche nella variazione di permeabilità e di pressione di poro conseguente, con cicli di variazione della pressione di poro magari di ordini di grandezza diversi rispetto alla ricarica tettonica “semplice” di “stress”, tipica delle faglie sismogenetiche (es. Frima et al. 2005);

Una seconda criticità non messa in luce dalla Relazione ICHESE è costituita dalla necessità di distinguere tra input di variazione di pressione di poro naturale come registrata (archiviata nel caso del passato storico) anche in superficie e variazione di pressione di poro antropogenica, quando i dati di riferimento sono: sversamenti di fluidi profondi, idrocarburi, acque di falda e gas in superficie, con le conseguenti eventuali contaminazioni “naturali” delle geosfere superficiali.

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