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Migliorare la ricerca nazionale? Si può, migliorando la valutazione dei progetti

Il mondo della ricerca pubblica in Italia è sempre stato croce e delizia. Tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario (il famoso FFO), fuga dei cervelli, scarsità della spesa in relazione al PIL rispetto agli altri Paesi UE: sono queste espressioni ormai stra-usate nei notiziari e nei dibattimenti politici. A ciò, spesso (se non sempre), corrispondono lodevoli dichiarazioni di intenti che però rimangono lettera morta o poco più negli intendimenti fattivi di governo. Se, però, già si investono pochi soldi, spenderli male ed in termini clientelari e corporativistici è come versare aceto su una ferita aperta.

È di questi giorni l'emanazione ministeriale di provvedimenti relativi alla valutazione degli Atenei italiani che consentono di recepire le istanze europee adeguando la normativa italiana a quella UE.

Il mondo della ricerca pubblica in Italia è sempre stato croce e delizia. Tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario (il famoso FFO), fuga dei cervelli, scarsità della spesa in relazione al PIL rispetto agli altri Paesi UE: sono queste espressioni ormai stra-usate nei notiziari e nei dibattimenti politici. A ciò, spesso (se non sempre), corrispondono lodevoli dichiarazioni di intenti che però rimangono lettera morta o poco più negli intendimenti fattivi di governo.

È tuttavia necessario riconoscere quanto sia importante, per lo sviluppo di una Nazione, che la speculazione scientifica (ed oserei aggiungere anche quella umanistica), di base ed applicata, sia non solo evoluta, ma anche condotta secondo criteri quanto più possibili rivolti all'efficienza di spesa pubblica. In poche parole, quel che intendo dire è che, se già si investono pochi soldi, spenderli male ed in termini clientelari e corporativistici è come versare aceto su una ferita aperta.

Ecco  che, quindi, la mia proposta prende in considerazione i progetti finanziati con fondi pubblici, rinnovandone le modalità di valutazione dei risultati.

Il presupposto da cui parto è che i proponenti, a proposta di finanziamento approvata, si uniscano in una unica entità legale che sottoscrive con l'Ente finanziatore un vero e proprio contratto, come accade per il Settimo Programma Quadro Europe, in cui si stabiliscono le motivazioni del finanziamento e gli obblighi del consorzio. Tali obblighi sono, in pratica, definiti dal consorzio stesso all'atto della proposta poichè discendono dalla proposta stessa, dagli obiettivi che i proponenti si
pongono, dai risultati attesi e dalla loro fattuale descrizione attraverso report iniziali, in itinere e conclusivi.

Dal lato dell'Ente finanziatore (es. Ministero perlopiù), il progetto dovrebbe avere un responsabile di progetto. Questi dovrebbe essere autorizzato a prendere decisioni sul progetto, compresa la sospensione o esclusione di qualsiasi membro del consorzio, sempre per questioni inerenti il non soddisfacimento del contratto. La questione chiave durante la realizzazione, infatti, è quello di seguire il contratto e soddisfare tutti i deliverable report. Il responsabile del progetto monitora diversi progetti allo stesso tempo.

Se il responsabile del progetto prevede vi siano seri rischi a detrimento del raggiungimento dei risultati attesi di progetto, questi chiede al coordinatore di avviare misure adeguate. Se non c'è speranza di inversione di rotta o tali misure sembrano non essere efficaci, il responsabile del progetto ha tutto il diritto di recedere dal contratto a nome e per conto dell'Ente finanziatore.

Il responsabile del progetto può avvalersi di un consulente scientifico terzo, che partecipa a tutte le riunioni del consorzio di progetto e sintetizza il suo parere sui progressi. Il consulente scientifico non rappresenta legalmente il responsabile del progetto, ma ha un'ampia panoramica di diversi progetti simili quindi il suo consiglio può essere piuttosto utile per il coordinatore, per il responsabile lato Ente nonché per i membri del consorzio.

I risultati di progetto dovrebbero appartenere al consorzio ma essere messi a disposizione della comunità scientifica nazionale, che li convalida e li valuta anche ex post. Ciò dovrebbe essere codificato nel contratto con l'Ente finanziatore o nell'accordo costitutivo del consorzio. L'accordo di consorzio deve essere ben preparato, firmato prima della presentazione della proposta o almeno prima di avviare il funzionamento del consorzio.

Alla valutazione scientifica va accompagnata la valutazione manageriale sulla capacità di gestione del progetto, l'efficienza delle assegnazioni di risorse del progetto ai vari partner di consorzio, la gestione del rischio e la preparazione per l'utilizzo della realizzazione del progetto. Questi, accanto alla valutazione scientifica, dovrebbero comporre l'insieme di parametri fondamentali nel valutare il procedere del progetto.

A tutto questo va accompagnato, quindi, un'attività che permetta il taglio dei finanziamenti anche in itinere per via del non raggiungimento degli obiettivi o del non ottenimento dei risultati raggiunti, parziali e finali.
Qualora, invece, il nucleo di progetto dovesse mostrare alta virtuosità, allora si dovrebbero trovare forme di valutazione anche di questa particolare tipologia di merito, ad esempio per quanto concerne l'assegnazione futura di ulteriori finanziamenti.

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