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Costruzione di una Strategia Energetico-climatica-sicurezza: una emergenza nazionale

Quadro macroeconomico ed effetti sull’energia

In un orizzonte di lungo periodo, da oggi al 2040, Asia e USA si propongono come i motori della ripresa dell’economia mondiale, mentre la zona euro lascia prevedere una crescita debole e problemi di debito persistente. In Europa la BCE deve continuare a spingere verso una Europa Politica – indipendentemente dalla moneta unica o meno – vale a dire verso una unificazione della fiscalità, senza paradisi fiscali (Svizzera, Lussemburgo, etc…). Questa è l’ultima speranza.

Questo quadro macroeconomico sarà decisivo nel determinare l’evoluzione del mercato energetico mondiale. Ne consegue infatti che oltre il 60% della notevole crescita della domanda mondiale di energia primaria sarà concentrato in Asia. Le spinte ambientaliste nei Paesi Occidentali e ora anche in Cina fanno intravedere una crescita ulteriore delle rinnovabili (FER), un contenimento dell’uso del petrolio, un ridimensionamento del carbone (il cui utilizzo negli ultimi anni in alcuni Paesi del centro Europa è aumentato notevolmente, pur senza tecnologie di Cattura e Stoccaggio di CO2 - CCS), un utilizzo residuale del nucleare e un moderato sviluppo del ruolo del gas naturale. Si fa presente che le rinnovabili sono estremamente “space consuming” e lente nel risolvere il problema dei cambiamenti climatici, avendo una densità energetica “low carbon” per unità di tempo e per unità di superficie molto bassa ([MWh/ettaro/anno]) e quindi è indispensabile una CARBON TAX FISSA almeno di 30 €/tonnCO2, che divenga una nuova moneta già dalla Conferenza COP21, che sia applicabile a tutte le tecnologie di produzione elettrica – soprattutto da idrocarburi – di modo che gli investitori pubblici e privati entrino anche nei progetti a lungo termine di tipo “Zero Emissions Fossil Fuel Power Plants” (comprendendo acciaierie, raffinerie, cementifici, soprattutto asiatici). Insomma un Pianeta in cui realmente il motto di chi emette CO2 paga sia reale. Ovvio che in questa ottica il gas naturale è meglio del carbone in un Pianeta che ancora produce energia elettrica per 80% da combustibili fossili e quindi questo documento si concentra sul mercato del gas naturale.

Riflessi sul mercato del gas naturale

Più in particolare, si delinea uno scenario strategico nel quale si svilupperà una competizione tra Europa e Asia per le forniture di gas naturale, mentre il Nord America potrà sfruttare il potenziale dello shale gas – almeno nei prossimi 30 anni - per rendersi indipendente. La struttura fisica del mercato porterà a una crescente dipendenza dell’Asia dall’LNG (Liquid Natural Gas), mentre per l’Europa si delinea un consolidamento della dipendenza strutturale da forniture via metanodotti terrestri. Le area di maggior crescita sul versante dell’offerta di gas naturale (produzione) sono previste in Europa dell’Est e nel bacino mediorientale (Egitto, Israele, Cipro).

In Asia è la Cina il Paese con la più significativa crescita della domanda di gas naturale al mondo, crescita guidata non solo dallo sviluppo dell’economia, ma anche dall’identificazione del gas naturale come soluzione ponte ad un Pianeta futuro fatto di rinnovabili (2150) ma ancora fortemente caratterizzato da combustibili naturali, al crescente problema dell’inquinamento dell’aria. Esso è più accentuato infatti nelle centrali a carbone quando installate senza sistemi SNOX tipo ENEL Torrevaldaliga (centrale a carbone di minimo impatto ambientale al mondo finora e quindi imitata dalla Cina etc…), nelle grandi aree urbane e dalle conseguenti politiche governative. Si dovrà arrivare ad una moratoria delle centrali a carbone, soprattutto se senza CCS (Cattura e Stoccaggio di CO2).

In Europa si assiste invece a una sostanziale stasi della domanda energetica e quindi sostanzialmente di centrali a gas naturale (molte in dismissione), determinata oltre che da uno sviluppo limitato della congiuntura economica, anche dall’adozione di politiche di efficienza energetica e di contenimento delle emissioni serra, in un quadro di competizione di altre fonti energetiche. D’altra parte è un cosiddetto “cane che si morde la coda”: l’alto costo dell’energia per l’utente finale in bolletta elettrica – soprattutto in Italia – comporta rispetto ai bassi costi asiatici – una fuga dell’industria e quindi del “Lavoro/Energia” verso altri continenti, accelerata anche da fenomeni spinti di rallentamenti burocratici (ed in Italia anche da corruzione e grande numero di leggi in una giustizia lenta).

Per paradosso, questa evoluzione allontana il raggiungimento di quelli che dovrebbero essere i principali obiettivi strategici di politica energetica, ovvero l’allineamento dei prezzi all’interno del mercato comune europeo e un sufficiente grado di sicurezza energetica a medio termine (30-40 anni minimo). Infatti l’andamento del mercato, unitamente alla pressione della regolazione sui margini degli operatori determinano una crescente volatilità del mercato, che se non riesce a eliminare lo spread nei prezzi suggerisce strategie caratterizzate da una crescente quota di contratti su base spot.

Se gli operatori commerciali rifuggono da impegni di lungo periodo, la conseguenza per gli operatori infrastrutturali è una crescente difficoltà nel reperire le risorse per realizzare nuove infrastrutture, necessarie invece per l’interconnessione tra le reti nazionali, ad aprire nuove fonti e nuove rotte per l’approvvigionamento del gas naturale da Paesi più affidabili e politicamente stabili e la nuova capacità di stoccaggio gas naturale in grado di sopperire alle necessità dei periodi invernali e/o di crisi.

La filiera delle smart cities e smart grids è piuttosto lenta se si considera che è nelle mani di politici locali, non preparati tecnicamente e spesso coagulo di interessi spiccioli e corruzione senza quasi mai ragionare a lungo termine. I partiti politici europei e soprattutto quelli italiani non hanno più una classe dirigente tecnologica preparata e spesso lasciano spazio a populismi di destra e sinistra (es. Sindrome NIMBY = Not In My Back Yard).

Focus sull’Italia

In questo contesto generale, le necessità italiane - Paese al mondo in cui prevale in assoluta una produzione elettrica a gas naturale per motivi storico-politici (ENI di Enrico Mattei) sono del tutto corrispondenti a quelle del continente europeo, con in più una permanente distanza tra i prezzi del gas naturale praticati in Italia da quelli del resto d’Europa, che va affrontata e risolta per sostenere la produzione nazionale e assicurare la sicurezza energetica – ovvero, la garanzia di fonti di energia adeguate per qualità, sostenibilità e quantità, nel lungo periodo - di famiglie e imprese. Nuovi progetti di importazione di gas naturale possono ridisegnare l’assetto dei flussi di gas in entrata in EU, con un possibile ruolo più centrale per il Sistema Italiano, nel quadro del mercato europeo.

Come rispondere a queste esigenze – fermo restando l’auspicata Carbon Tax fissa già accennata sopra?

  1. Innanzitutto, con l’incentivazione dell’efficienza energetica per contenere il fabbisogno energetico primario, che costituisce la prima e più conveniente “fonte” energetica disponibile.

  2. In secondo luogo, la concezione di un quadro regolatorio che persegua la costruzione di un ampio mix energetico, nel quale la crescita delle rinnovabili e la progressiva de-carbonizzazione dell’economia vengano sostenute dall’uso del gas naturale - ovvero dal combustibile fossile meno inquinante e meno clima-alterante- anche in funzione di backup.

  3. In terzo luogo, con il sostegno alla costruzione di infrastrutture selezionate, mirate a una reale diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento, al completamento delle interconnessioni con il mercato europeo e alla disponibilità di una adeguata capacità di stoccaggio gas naturale, con particolare riguardo all’erogazione “di punta” (inverno etc…).

  4. Infine si deve andare rapidamente ad una “Direttiva Europea Unica dell’Uso del Sottosuolo”, ora divisa in tante direttive e rispettive leggi, per la pianificazione sinergica e non conflittuale degli usi dei giacimenti, reservoir, riserve, stoccaggi (es., idrocarburi, stoccaggi geogas, geotermia, stoccaggio energia, stoccaggio scorie nucleari, acquiferi profondi, etc…) come da letteratura di Fedora Quattrocchi e associati, in una ottica di Piani Energetici Statali, Regionali, Comunali etc… sottosuolo-suolo abitato. Ora invece il caos regna totale aumentando la sindrome NIMBY suddetta, soprattutto se vi sono leggi nazionali che favoriscono certe “speculazioni” (es. Geotermia in Italia, che deve adottare tecnologie possibilmente senza riciclo di fluidi nel sottosuolo come il BHE, etc…). Gli enti controllori (ricerca, università, etc…) devono essere dati in mano a persone non corrotte, non mediocri e che non lascino spazio a conflitti di interesse e localismi di alcun tipo, cosa che ora certo non avviene, in Italia soprattutto. Anche l’università deve lasciar spazio a personalità etiche, credibili e con la curiosità multi-disciplinare e non “baronale” nel campo di energia e georisorse.

Cosa fare, in concreto in Italia

Tralasciando l’efficienza energetica (che semplicemente deve creare la sua filiera senza più cemento, senza corruzione e localismi), l’integrazione tra rinnovabili e gas naturale è una prospettiva che può garantire eccellenti risultati, per esempio attraverso l’aumento della produzione e dell’immissione in rete del bio-metano e l’utilizzo del gas naturale e della rete di trasporto come “accumulatore” dell’eccedenza di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili (stoccaggio di energia), attraverso lo sviluppo delle tecnologie “power to gas” e quello contestuale di innovazioni come le pompe di calore a gas per il riscaldamento o l’uso di gas allo stato liquido (LNG) per i trasporti marittimi e terrestri. Per lo stoccaggi di energia si riprenda da zero i pochi geologi rimasti per svolgere ricerca all’estero sulla “Economic Geology” mineraria dei metalli e delle Terre Rare (REEs).

Sul versante delle infrastrutture in Italia, è necessario sostenere:

  • il completamento del “corridoio sud” - che comprende il TAP di Brindisi ed il suo collegamento con la rete nazionale dei gasdotti, il raddoppio della dorsale Sud-Nord attraverso il completamento della “Rete Adriatica” ed i progetti di reverse flow verso la Svizzera e l’Austria – che avrà un forte impatto sul sistema di supply EU, rafforzando i flussi da Sud-Est connettendo Italia e Grecia, permettendo l'afflusso di gas naturale dall’Azerbaijian, con possibili espansioni anche per gas naturale turkmeno;

  • il completamento dei progetti di stoccaggio gas naturale in cantiere, attraverso i nuovi livelli dello stoccaggio di Fiume Treste e dei nuovi siti di Bordolano e Sergnano;

  • l’adeguamento dei terminali di rigassificazione esistenti alle attività di transhipment e reloading e la ealizzazione di una rete di depositi “satellite” per sostenere lo sviluppo della filiera LNG, per i trasporti marittimi e terrestri e l’eventuale incremento della capacità di rigassificazione, in funzione delle nuove scoperte di grandi giacimenti in Egitto, Cipro e Israele, che sarà verosimilmente trasportato via navi metaniere.

Queste scelte, oltre ad essere agevolate in Italia attraverso comportamenti coerenti nelle sedi ove si compiono le scelte politiche nazionali, devono essere redatte con le regole tecniche per la gestione delle attività della filiera e devono essere esperiti rapidamente i passaggi autorizzativi fondamentali per la realizzazione delle infrastrutture, che a sua volta devono essere sostenute in sede Europea.

Per esempio, a livello di policy, se proprio non si raggiunge l’auspicata carbon tax fissa suddetta, si diano le seguenti priorità: i) riequilibrando il funzionamento del meccanismo ETS, che, così come è congegnato ora, permette la formazione di un prezzo delle quote di emissione della CO2 che favoriscono le fonti fossili più inquinanti-climalteranti (carbone) a svantaggio del gas naturale; ii) fissando, attraverso un coordinamento dei meccanismi regolatori dei diversi Paesi, criteri di ripartizione dei costi delle infrastrutture transfrontaliere e di quelle di interesse comune sulla base dei benefici attesi nelle diverse aree geografiche (es. non ponendoli ad esclusivo carico dei Paesi ove queste sono fisicamente insediate come l’Italia); iii) trovando meccanismi in grado di garantire l’adeguata remunerazione delle infrastrutture che sfuggono dalle logiche del mercato, ma che hanno un’importanza straordinaria in Europa per il garantire valori intangibili quali la sicurezza energetica e la continuità delle forniture.

Fedora Quattrocchi è Membro board allargato Set Plan Energy-MIUR

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