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Il centrosinistra italiano smetta di essere il tritacarne di se stesso

Che Pierluigi Bersani fosse uomo di apparato, non ne avevo mai nutrito dubbi. Che, però, potesse addirittura spaccare il proprio partito per "testardaggine politica" personale, al fine di raggiungere lo scopo di farsi affidare l'incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri dal nuovo Presidente della Repubblica (e poi, alle Camere, come va va), beh, questo proprio non l'avrei detto.

Perchè è ben singolare la strategia politica attuata. Ricordiamo insieme, nel mentre è in corso lo spoglio della prima tornata elettiva per il Presidente della Repubblica: Pierluigi Bersani è candidato al ruolo di Premier nell'ultima tornata elettorale a capo di una coalizione che vede Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Centro Democratico, Partito Socialista e forse minori regionali in appoggio al Senato.

Quello che non capisco, a questo punto del discorso è: ma non avrebbe dovuto prima convocare gli alleati, discutere con loro della rosa dei nomi per il Quirinale e poi cercare le "larghe convergenze"? Quanto accade, invece, è tutt'altro: Bersani si presenta al cospetto di Berlusconi, propone e punta sul nome di Mattarella, gli viene risposto picche, viene controbattuto col nome di Franco Marini ed infine accetta. Nella stretta di mano che sancisce l'accordo, quasi un post scriptum buttato lì, Berlusconi impone anche un paio di suoi nomi per il futuro governo di grande coalizione (o di scopo, chiamatelo come volete). A questo punto, Bersani porta il nome dell'ex sindacalista marsicano al cospetto del suo partito, e questo si spacca letteralmente in due, mentre il PDL è unanimente compatto dietro questa candidatura. Non dà un certo senso di stranezza tutto ciò?

Il punto che vorrei qui far risaltare non è tanto l'accordo di grossa coalizione fra PD e PDL (a proposito, l'abbiamo già vissuta questa scena con la nascita, l'operato e soprattutto la fine del Governo Monti...), nè tantomeno la convergenza su una figura comunque di spessore come Franco Marini (il cui cursus honorum è comunque invidiabile anche se, personalmente, macchiato dall'intrigo contro il Governo Prodi del '96 ed il presunto appoggio in Calabria a quel Mimmo Crea riconosciuto dalla Magistratura qual mandante dell'omicidio dell'ex vicepresidente del Consiglio Regionale, Franco Fortugno).

Il punto per me centrale è come questo centrosinistra riesca a prendere anche nomi con una notevole storia per gettarli nel tritacarne odierno della rete (ieri della carta stampata), in pasto a "belve" (mi sia concesso il termine forte, ma così veniamo visti da questa politica vana e vanagloriosa) per tastarne la reazione.

Poco importa se anche Napolitano venne massacrato dai mass media nel 2006; la differenza sostanziale è che, mentre allora l'attacco mediatico venne attentamente organizzato dalla stampa vicina a Berlusconi, oggi la levata di scudi contraria al nome di Marini è venuta direttamente dall'interno del Partito Democratico, addirittura dalla sua stessa classe dirigente (in Assemblea dei Grandi Elettori, 222 voti a favore, 90 contrari, 21 astensioni ed addirittura 90 assenze).

Nel marasma di queste strane ed arzigogolate strategie, questo Partito Democratico riesce sempre ad assomigliare sempre più ad un pantagruelico essere che divora i suoi stessi leader, i quali, forse anche inopitamente, si trovano ad essere vittime di una politica di apparato autoreferenziale e fatta di poltrone.

Di fronte a tutto questo rimango sbigottito su diverse questioni: cosa può mai esser successo in casa Letta (fra il nipote Enrico, vicesegretario PD, e lo zio Gianni, uomo di fiducia di Berlusconi) per indurre Bersani a gettare alle ortiche la politica del "mai col PDL per il nuovo governo" di Bersani? Cosa può averlo indotto ad accettare di spaccare il partito sul nome di Franco Marini? E se questo è solo un nome "transitorio" e non il vero candidato, su quale altare e con quale diritto accetta di sacrificare una personalità comunque degna, avendo già ottenuto la spaccatura del proprio partito e forse (in base all'ipotetico "nome vero") continuando a perseverare su questa strada? Ma soprattutto, fa tutto questo sulla base di quale vittoria elettorale? Quello 0.37% in più ottenuto alla Camera?

Di una cosa sono certo: chi è causa del proprio mal, pianga se stesso. Dopo gli ultimi eventi, Bersani si dimetta e si chiuda questa "stagione del tritacarne". Perchè, continuo a ripeterlo: cari politici, non avete capito una beneamata...

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