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Il mio primo lavoro sullo studio dei precursori sismici in zona Rieti, Antrodoco, Accumuli, Arquata del Tronto: un bilancio di 25 anni, solo in ribasso

Scrivo a titolo personale, si intende. Nel 1986 iniziai la mia tesi di laurea in Scienze geologiche, con indirizzo “geochimica dei fluidi” in zona Rieti, Antrodoco, Accumoli, Arquata del Tronto, Cotilia, Acquasanta Terme, etc...con lo scopo di studiare i parametri sismogeochimici per lo studio dei precursori e dei transienti associabili a forti terremoti ed a faglie “attive”, campionando acque, gas e fratture, lungo faglie ed analizzando i metalli pesanti mobilizzati, il radon, l’uranio, i gas nelle acque delle falde acquifere dal Peschiera a San Vittorino-Cotilia in su, fino ad Acquasanta Terme, passando dai carbonati bianchi e rossi ai potenti banchi arenaceo-argillosi gialli e grigi della Formazione Marnoso Arenacea, fino all’Adriatico Marchigiano cercando le polle odorose di zolfo della piana dietro a Rieti verso Nord. La zona era sismica allora come lo si vede ora e si decise di iniziare da quel settore.

Il mio entusiasmo scientifico a 23 anni era al massimo in quel tempo, la zona interessante e piena di faglie attive e quiescenti o incroci di sistemi di faglia appenniniche ed anti-appenniche che definivano già da allora nei miei studi la lunghezza dei segmenti di faglia e quindi la massima magnitudo ipotizzabile, da dove fuoriuscivano acque calde e gas (Cotilia, S’Erasmo, Androdoco, Acquasanta Terme, etc…) e dopo la laurea con lode decisi di buttarmi su quella ricerca che nessuno faceva in Italia: l'ING di allora (Istituto Nazionale di Geofisica) non aveva il settore sismogeochimico e così, nel 1990, il lungimirante Prof. Enzo Boschi - allora Presidente ING - con Renato Funicello a fianco, lo attivarono con me che avevo forza giovane e fui presa come borsista ING, a cominciare questa attività presso quell'ente, che Boschi portò da 50 a più di 500 persone e che in quel momento contava non più di 100 persone. Una grande famiglia. Cronaca del tempo iniziata proprio lungo la Via Salaria SS4, che conosco a memoria per quante volte l’ho percorsa.

Ho descritto in questi anni le mie difficoltà scientifiche, geoetiche, umane in quel settore sismogeochimico di nicchia, dove gli attacchi da parte di altre discipline più prettamente geofisiche sono stati presenti a più riprese e dove le speculazioni scientifiche ed i lucri privati nel monitoraggio geochimico ed idrogeologico, son state sempre dietro l'angolo, soprattutto in cocktail siculo-pisani, vogliosi di guadagno facile a vendere stazioni. Le prove son state tutte accumulate da tempo e mi son state riferite da anziani CNR ed universitari del settore ed ancora non ho gettato la spugna per riportare geoetica in Italia su questo. Mi hanno han invitato a Taiwan ad ottobre 2016 al International Geo-Hazards Research Symposium (IGRS 2016) a raccontare la mia esperienza scientifica e geoetica nel settore dello studio dei transienti sismogeochimici come chairman: in Asia questi studi sismogeochimici e del comportamento animale van meglio che in Italia e salvarono anche vite umane a partire dal 1976. Magari son solo ricerche, ma presto potrebbero avere operatività con la Protezione Civile anche italiana. Dipende ovviamente da numero di addetti, ora ridicolo e dalle risorse.

In Italia ho provato a dare una sintesi di opinione personale reale dello stato dell’arte qualche tempo fa e nulla è cambiato alla data del terremoto di Accumoli 2016: Se un convegno commemorativo del terremoto di Avezzano del 2015 si aprisse a tutte le discipline sismologiche e sismogeochimiche (parte prima) e Se un convegno commemorativo del terremoto di Avezzano del 2015 si aprisse a tutte le discipline sismologiche e sismogeochimiche (parte seconda).

Quello che ho visto in 25 anni è: prototipi di stazioni di monitoraggio da noi progettate nell’ING di allora, evoluto poi in INGV, e costruite come prototipi su misura per ogni sito “sensibile” alle variazioni di stress tettonico, per lo studio di eventuali preparazioni di grandi eventi sismici, ma pochissimi o nulli fondi di protezione civile son stati elargiti, in Italia, se non a una certa società privata con soci imparentati con baroni universitari furbetti, protetti da politica di vecchia sinistra furbona. Praticamente quasi solo i fondi Europei esterni son riuscita a rimediare e una mano top to down da Enzo Boschi: Progetti “Geochemical Seismic Zonation”, anche in zona Accumoli-San Vittorino-Androdoco e “3F-Fault-Fractures and Fluids” o “Automatic geochemical Monitoring of Volcanoes”, negli anni ’90 e fino agli anni 2000, poi dopo il 2010 buio o addirittura fondi dati a tecnici di singole regioni sinistrorse (es. Emilia Romagna) per fare però studi nazionali di protezione civile sui precursori sismici, quando per legge un tecnico regionale prende lo stipendio in teoria per studiare solo la propria regione ed il resto non è previsto o è illecito. Ho assistito qualche anno fa a “blocchi di fondi di Protezione civile” sul settore per mala-gestio nei bandi ed il buon Gabrielli mi ascoltò e per iscritto mi scrisse cordialmente. Poi? Il Gattopardo e si attende!

Spiegai tutto sulle difficoltà di certe discipline di nicchia con accenni su Superquark nel 2010 ed estesamente a Cosmo RAI nel 2011 all’indomani del terremoto di L’Aquila del 2009 e dell’imbastimento di quello strano Processo Aquilano, che ricordo fu un processo di fatto su questi indicatori sismogeochimici (es. il radon di cotal Giuliani) ed io che avevo al tempo – e tuttora - il massimo numero di pubblicazioni su quel settore in Italia, non ero, per qualcuno… da consultare. Quindi ora parlo a titolo personale per la sicurezza di non far torti a nessuno e mi dispiace che poi gli “onori” di quel che scrivo vadano solo a me, di contro. Con il radon da solo non si può ancora fare previsione dei terremoti ma vi è modo e modo di affossare le discipline !

L’evoluzione della storia quindi è quella un gruppo di ricerca italiano – nel campo sismogeochimico - sempre più ristretto e precario su questi temi, per lasciar spazio ad altre discipline “probabilistiche geofisiche di medio lungo termine” (non di breve termine, vale a dire che studiano i segnali poche ore/giorni prima di eventi catastrofici possibili).

Oppure ho assistito inerme al lasciar spazio a stazioni commerciali “privatistiche”, soprattutto nel SUD Italia, non funzionanti, con sensori non affidabili o stazioni “semplici” che promuovono piccoli brevetti elettronico-hardware e quindi fan proliferare stazioni sulla “quantità” più che sulla “qualità” di ricerca scientifica (ovvio che chi fa un brevetto cerca di riprodurlo in più esemplari diminuendo il numero di sensori, per proliferare sul numero di oggetti brevettati e quindi con “quantità” di lucro sul proprio brevetto assicurato, lasciando poco spazio alla “qualità” scientifica). Poi ci sono gli speculatori delle time-series del radon su cui ho abbondantemente scritto anche su Blitz Quotidiano.

Il risultato di tutto questo, che fino ad un certo periodo era tamponato e sotto controllo nell’era “Boschi”, è l’attuale completo sbilanciamento tra discipline geofisiche-geologiche e sismogeochimiche in Italia nel settore dello studio dei precursori e dei transienti, associabili ai forti terremoti, come quello attuale di Accumoli 2016. Perché ? lo lo dico e lo scrivo da tempo: i terremoti non si possono ANCORA prevedere, ma questo target scientifico a mio avviso deve rimanere prioritario nella scienza sismologica italiana. Sbagliano quelli che si esprimono dicendo “i terremoti non si possono prevedere” ponendo la questione in modo assolutistico. Le case le ricostruiscono e le costruiscono bene gli ingegneri, non i geologi, geofisici e geochimici degli enti di ricerca sismologico-vulcanologici o del CNR! Essi fanno altro e lo devono fare bilanciando le discipline, con capi lungimiranti senza conflitti di interessi o “invidiosetti” e premiando chi coraggiosamente ha iniziato settori “di nicchia” che non danno pubblicazioni “nel breve termine” come la sismogeochimica, tanto cara a giapponesi e cinesi. Le preclusioni a priori di certi sismologi per studi particolari come quelli ormai con ampia letteratura sul comportamento dei fluidi e degli animali prima, durante e dopo dei forti terremoti, come quelli studiati dai questionari che ho promosso in Italia centrale sono sintomo di poca curiosità scientifica e bassissimo livello geoetico, vale a dire di disonestà intellettuale, anti-camera della disonestà sensu latu.

Come si fa quindi ora a dire o scrivere che ad Accumoli e dintorni non vi erano segnali premonitori “di breve termine”, se non vi erano stazioni come quelle sismogeochimiche per monitorarli o questionari di ricerca on-line suweb per i cittadini a cui descrivere certe anomalie ravvisabili anche ANCHE dai cittadini in democrazia partecipata della Scienza? Come di fa a scrivere se vi erano segnali premonitori “di breve termine”, se di h-24 collaudato ancora non vi è nulla a parte la gloriosa rete sismica nazionale INGV, quella si funzionante e pronta 24 ore al giorno, con collegamento diretto con la Protezione Civile?

Quindi si invita la politica della scienza a portare al livello della rete sismica INGV anche le altre reti delle diverse discipline, in primis quelle sismogeochimiche e l’uso di questionari di ricerca come quello già collaudato nella ricerca sperimentale con certi comuni pilota, dopo il primo glorioso di Bagni di Lucca nel 2013:

http://www.provincia.perugia.it/pietralunga

http://www.comunespoleto.gov.it/questionario-la-terra-ti-parla-impara-ad-ascoltarla/

In conclusione noi siamo ancora vivi e siamo presenti, anche nella zona ora di morte della mio primo lavoro del 1986, durante la mia tesi di laurea: il reatino fino alle marche: un caro ricordo vada quindi al mio professore di tesi di laurea Mario Dalll’Aglio, morto negli scorsi anni e che si è battuto come un leone per eliminare gli scompensi disciplinari ed i “lucratori” sopra descritti e che poi ad un certo punto ha gettato la spugna, a causa dell’isolamento in cui si è trovato, ma sappia che io continuerò a lottare come un suo leoncino sullo studio dei transienti sismogeochimici e del comportamento degli animali, anche nel ricordo dei giorni passati insieme, per 2 anni sulla Salaria SS4, tra Cotilia e Acquasanta Terme, passando da Accumoli, Arquata del Tronto, lungo quelle faglie ora attivate, insieme anche a Mauro Brondi del CNEN divenuto ENEA, con tutto il suo bagaglio culturale sulla geochimica dei fluidi ed i metodi analitici, che mi insegnò in quelle aree reatine e marchigiane, quando ancora l’ENEA non era stato depredato dai politici. Gli Statisti ragionano “a lungo termine”, i politici e politicanti ragionano “a breve termine” (voti alle prossime elezioni) e tristemente questo è valido anche nella scienza: con Benedetto de Vivo, Ordinario di Geochimica dell’Università di Napoli, stiamo facendo di recente parecchi ragionamenti per eliminare l’assurda regola dell’Impact Factor che si usa ora per giudicare la produzione scientifica: le discipline nascenti quindi vengono affossate perché i giovani precari si buttano – per fare carriera – sulle discipline con maggior numero di addetti per essere citati di più e questo la Ministra Stefania Giannini lo tenga sempre presente.

Trovatemi per favore chi oltre me a 25 anni ha studiato queste cose in zona Accumoli e si collaborerà proficuamente.

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